A Cheese 2017 consegnato il Premio Resistenza Casearia

Resistenza Casearia. È il riconoscimento che – a partire dal 2011 – Slow Food assegna, a ogni edizione di Cheese, a quei pastori e a quei casari artigiani che rifiutano le scorciatoie che troppo spesso viaggiano a braccetto con la modernità e che testardamente continuano a produrre formaggi e alimenti rispettando naturalità, tradizione, gusto. Anche se tutto ciò comporta fatiche, rischi, isolamento.

Eppure resistono. Non solo per loro stessi ma anche per noi, perché mantengono vivi patrimoni ai quali non possiamo rinunciare: il saper fare, i paesaggi, il rapporto sano con gli animali, il gusto mai uguale dei nostri pascoli, del lavoro di ciascuno.

Quest’anno la premiazione si svolge nell’ambito dell’Inaugurazione ufficiale di Cheese 2017, sul palco di Piazza Caduti per la Libertà, a partire dalle 10:30. Slow Food ha scelto di premiare sei produttori, sei storie simbolo delle tante straordinarie esperienze racchiuse nei quattro giorni di Cheese.

Andy Hatch, Stati Uniti

Andy è un produttore del Presidio Slow Food dei formaggi a latte crudo americani. Un riconoscimento ad Andy va non solo per il valore delle sue produzioni casearie ma anche per la sua attività di sensibilizzazione dell’opinione pubblica americana sul valore del latte crudo, per il suo lavoro quotidiano di difesa della biodiversità casearia e delle produzioni artigianali. Con la rete dei produttori del Presidio Slow Food, sostenuta da Slow Food Usa, Andy combatte ogni giorno per affermare un modello di allevamento e di produzione meno impattante sugli ecosistemi, più rispettoso dei ritmi della natura e del benessere animale, in grado di offrire sapori più autentici e complessi, come dimostrano i formaggi della sua fattoria, la Uplands Cheese, in Wisconsin.

Kakha Abulidze, Georgia

Viene premiato Kakha in rappresentanza dei produttori della Agricultural Cooperative Alaznistavi, per la sua attività di difesa del territorio e di una cultura antica. Veri e propri Resistenti, i membri di Alaznistavi, nella regione storica del Tusheti, custodiscono, in un ambiente difficilissimo e ad alta quota sugli altopiani caucasici, razze locali a forte rischio di estinzione. Conservano e trasmettono pratiche produttive tradizionali affinché formaggi come il tushuri guda – a base di latte di pecora che matura nella “guda”, una sacca di pelle di animale, e segnalato sull’Arca del gusto di Slow Food – non siano perduti. Grazie al loro impegno quotidiano la cultura dei tusheti sopravvive e continua a raccontarsi.

Roberto Logias, Italia

Roberto fa parte del Presidio Slow Food del Fiore sardo dei pastori e viene premiato in rappresentanza di quegli allevatori e produttori che in Sardegna si adoperano per preservare una tradizione, un territorio incontaminato, una cultura. Resistono, testimoniando una civiltà pastorale unica al mondo per compattezza, orgoglio, antichità. In particolare, il premio va al suo personale impegno a produrre senza utilizzare fermenti selezionati. Va salvata infatti non solo la biodiversità animale e vegetale, ma anche la biodiversità della flora microbica, messa a rischio dall’impiego dilagante, anche tra i produttori artigianali, dei fermenti industriali, nuovi protagonisti di un mercato massificato fatto di sapori uniformi, semplici, omogenei.

Irineu Eusebio da Luz, Capo Verde

Irineu viene premiato in rappresentanza di tutti i produttori della Cooperativa Criadores das Montanhas, per il prezioso contributo dato nel preservare una produzione casearia in un territorio difficile e arido, caratterizzato da un terreno sabbioso e rarissime piogge ma soprattutto quasi del tutto privo dei servizi più elementari. La loro presenza è un presidio sul territorio e una garanzia di sopravvivenza per un’intera comunità. Il loro formaggio, Presidio Slow Food, è altresì un testimone dell’integrazione che si è realizzata nel corso dei secoli fra le due anime della popolazione di Capo Verde, quella africana e quella europea, soprattutto portoghese. Dal 2004 Regione Piemonte e la Fondazione Slow Food per la Biodiversità lavorano per tutelare questo “miracolo” della caseificazione anche grazie ai finanziamenti regionali e del Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione Internazionale.

Luigi De Carolis e Paola Capanna, Italia

Luigi viene da Civita di Cascia, Umbria, mentre Paola Capanna da Amatrice, Lazio. I due rappresentano tutti i produttori delle regioni dell’Italia centrale colpiti dal terremoto nel 2016, perché nonostante la tragedia che ha coinvolto le loro comunità hanno resistito, ricostruito le loro case, i loro centri, i loro laboratori. Hanno respinto la tentazione di partire, di lasciare tutto e di rifarsi una vita altrove, in luoghi più sicuri. Hanno invece creduto che il loro posto è lì, ad Amatrice, a Cascia, e nelle centinaia di piccoli comuni dell’Appennino. Grazie a loro il territorio non sarà spopolato e abbandonato, ma potrà risorgere e continuare a produrre, conservare tradizioni e biodiversità.

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