Bufale senza bufala, Parmigiano vegano e falsi bio. C’è di tutto nella fiera del tarocco

Ultima in ordine di tempo è la notizia del maxi sequestro di 1.052 bottiglie di vino confezionato e 500 litri d’olio (dichiarato extravergine), operata venerdì scorso tra Salerno e Avellino dal Nucleo Antifrode dei Carabinieri di Salerno insieme al Gruppo Carabinieri Forestale di Avellino e l’Icqrf di Salerno, al termine di verifiche che hanno riscontrato l’assenza di informazioni utili in etichetta per individuare la provenienza dei prodotti.

Scorrendo l’elenco delle violazioni accertate nell’ultimo anno dall’Ispettorato centrale della Tutela della qualità e Repressione frodi dei prodotti agroalimentari (Icqrf), si scoprono “patacche” ai limiti del grottesco: c’è il falso extravergine (spesso spacciato anche come biologico e 100% italiano) ottenuto con miscele di oli lampanti e deodorati dalla Spagna, il falso biologico nell’ortofrutta con residui di prodotti fitosanitari, il Parmigiano Reggiano garantito “vegano” e addirittura la mozzarella di bufala… ottenuta con latte vaccino.

Il 2016 è stato un anno intenso per l’organismo del Ministero delle politiche agricole che si occupa di frodi, usurpazioni, fenomeni di Italian sounding e contraffazioni a danno del made in Italy e dei consumatori, oltre al contrasto alla criminalità agroalimentare. Dai 48.310 controlli effettuati su 53.427 prodotti e 25.190 produttori sono emerse 311 notizie di reato inoltrate alla magistratura, 471 sequestri per un valore di oltre 13 milioni di euro e 1.339 sanzioni per un ammontare di circa 50 milioni di euro.

Nel complesso, escludendo i prodotti del mare, l’Icqrf (dal 2014 designata come autorità italiana ex officio per i prodotti Doc/Igp) ha operato in valore il 54% dei sequestri di prodotti irregolari svolti dagli organi di polizia facenti capo al Mipaaf.

Da sottolineare l’azione di contrasto all’agroalimentare taroccato sul web, che si è rafforzata su Alibaba, Ebay e Amazon: gli interventi 2016 a tutela delle produzioni italiane sui tre web market places sono stati 383, con il 98% di successi.

Tra i prodotti più presi di mira dai falsari online negli ultimi tre anni spiccano nettamente il Parmigiano Reggiano e il Prosecco, oltre ai wine kit evocanti più prodotti che spopolano sul mercato statunitense (le tre voci, sommate insieme, coprono ben 792 dei 971 interventi sul web e fuori Italia effettuati nel solo 2016).

Le irregolarità rilevate hanno riguardato il 27,4% degli operatori, il 17,4% dei prodotti esaminati e il 9,4% dei campioni prelevati. Nell’ambito dell’agricoltura biologica sono stati sottoposti a verifica 1.956 operatori e 3.121 prodotti: olio d’oliva, cereali e ortofrutta le produzioni più controllate.

Da sottolineare come l’andamento delle irregolarità oscilli in maniera significativa da un settore all’altro: nell’ambito vitivinicolo, la percentuale di operatori irregolari sul totale dei controlli arriva al 39%. Molto alta anche la proporzione di violazioni nel settore lattiero-caseario (30,9%), della carne (28,2%), delle sementi (21,9%), degli oli (20,9%) e dell’ortofrutta (20,0%). Il poco invidiabile primato va però ai produttori di zuccheri e integratori (il 43,1% dei quali sono risultati non in regola).

Tra le attività di maggior successo nell’anno passato si segnala l’Operazione Mamma Mia, diretta dalla procura di Trani, che ha portato nel complesso al sequestro di 351.600 litri di olio: le indagini hanno documentato come alcune imprese “cartiere” pugliesi e calabresi emettessero falsa documentazione attestante l’origine italiana di olio extravergine di oliva, in realtà spagnolo o greco. Con l’Operazione Pinocchio avviata dalla procura di Venezia, invece, oltre 130.000 litri di vino falsamente etichettato con la denominazione IGP «Puglia» Pinot Grigio sono stati posti sotto sequestro.

Una buona notizia in tutto questo vale la pena di ricordarla: l’Italia si conferma infatti con questi dati il principale controllore della qualità agroalimentare al mondo.

Andrea Cascioli
a.cascioli@slowfood.it

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