Il sogno dell’ape

08 Settembre 2023

Quando ho chiamato Ariele Muzzarelli e mi ha raccontato la sua storia mi è venuto in mente un quadro di Dali. Quello dal titolo che preferisco. Si chiama “Sueño causado por el vuelo de una abeja alrededor de una granada un segundo antes de despertar” e, a ben vedere, la vita attuale di Ariele è proprio un sogno causato da un’ape…

Il buio, il ronzio… Questo sogno è comparso tre volte, di notte, ad Ariele, che lo ha visto come una sorta di illuminazione, di richiamo: «Le api mi hanno come chiamata. Mi hanno chiesto di seguirle». Ed è così che Ariele Muzzarelli ha iniziato come hobbista, per poi diventare apicoltrice professionista nel 2018, una professionista “inguaiata”, come si autodefinisce, perché la sua vita è tutto un fiorire di progetti e impegni. La sua azienda, con sede a Torino, si chiama Apes apicoltura.

Cosa sentono le api

La mia chiacchierata con Ariele inizia da un aspetto che mi ha sempre affascinata. Capire come ci vedono le api, come ci interpretano, e come reagiscono a quel che facciamo, al nostro stato di umore. «Certo, le api mi sentono» conferma. «Sono molto sensibili alla comunicazione corporea, si accorgono perfettamente di come sta la persona che hanno davanti. Se quando visito gli apiari sono stanca e frettolosa, con poca centratura sul presente e sulle api, loro se ne accorgono. L’apicoltura è un mestiere di relazione e comprensione di un linguaggio altro».  Le api, insomma, hanno reazioni diverse e oltre che ai movimenti, e allo stato di umore, sono ovviamente molto sensibili agli odori.

«Se c’è una cosa che le api non sopportano, sono gli odori sintetici. I profumi non naturali le infastidiscono molto e, se qualcosa le infastidisce, ovviamente lo fanno notare! Un altro aspetto a cui sono sensibili è la paura: vivere il rapporto con le api da spaventati è un qualcosa che non fa bene né a loro né a noi». Ariele stessa, all’inizio, provava un po’ di paura. Oggi il suo sentimento per le sue amiche e compagne è invece, decisamente, la gioia.

Ariele Muzzarelli a Cheese 2023

A Cheese 2023 Ariele porta la sua esperienza di apicoltrice nella conferenza Prati e pascoli: perché scompaiono e perché salvarli, del 15 settembre alle 15:00.

Con lei intervengono:

  • Giampiero Lombardi, professore Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari Unito;
  • Bruno Martin, senior researcher French National Institute for Agricolture, Food and Environment (INRAE);
  • Jim Levitt, direttore dell’International Land Conservation Network (ILCN) presso il Lincoln Institute;
  • Mariana Donnola, allevatrice La Argentina; esperta di allevamento rigenerativo Deafal; Associazione nazionale produttori per l’Agricoltura Organica Rigenerativa.
  • Consorzio Parmigiano Reggiano
  • Davide Nicoli, produttore del Presidio Slow Food dell’Asiago stravecchio

Una vita nomade

Se uno chiede ad Ariele Muzzarelli qual è il suo luogo di lavoro, si sorprenderà a sentirsi raccontare che questo è mezzo Piemonte: «Come molti colleghi, sono sempre alla ricerca delle fioriture migliori, e sono alla costante ricerca di prati fioriti in cui portare le api. Le ho portate a Druento per il Tarassaco, a Pinerolo Alta per il Catagno, a Villarbasse per il tiglio, a Balme per il millefiori di montagna…». Ultimamente, le api di Ariele si sono spinte fino a Verrua Savoia, il comune più a est nella provincia di Torino, al confine con quelle di Asti, Alessandria e Vercelli; e poi anche a Usseaux e a Prà Rostino.

Le chiedo come abbia fatto a selezionare tutti questi posti. «All’inizio ascoltavo molto gli altri, e di norma ho fiducia nei miei colleghi. Essere apicoltori è una scelta di vita, un mestiere che devi fare con passione. Gli apicoltori sono una comunità, non guardano solo al profitto, e sono estremamente disponibili nello scambiarsi suggerimenti e consigli». Questo stato di cose è ancor più importante e fondamentale ora, che i prati si sono impoveriti di specie e che le api vanno curate molto di più.

Scambi

Non ci sono solo i consigli dei colleghi, però. L’attività che Ariele sta portando avanti è una vera e propria azione di scouting dei prati migliori. «Di norma mi muovo così: mi faccio dare indicazioni sugli areali migliori, poi spulcio, vado sul posto, chiedo alle persone del posto se ci sono campi  disponibili. A quel punto entrano in gioco le mie conoscenze sulle specie botaniche». È tutto un mettere insieme conoscenze relative agli spazi, alle essenze e alle fioriture.

Accade quindi che le api di Ariele vengano ospitate. I termini degli accordi sono sempre diversi: «A Villarbasse in cambio dell’ospitalità ho fatto manutenzione dell’area, a Pinerolo ho dato in cambio un po’ del miele prodotto. Il nostro, fortuntamente, è un mondo in cui valgono ancora dinamiche che altrove si sono perse. È un mondo in cui esiste ancora la parola baratto».

Un sogno tira l’altro

Se tutto è iniziato con un sogno, c’è un altro sogno che Ariele Muzzarelli sta coltivando, ed è quello di tornare all’apicoltura stanziale. E di ridare alle api un buon pascolo. E, ancora, di migliorare la vita degli insetti impollinatori non allevati, gli insetti selvatici.

«Dal 2018 al 2022 come apicoltori abbiamo visto enormi carenze legate all’acacia. È il fiore che tutti aspettano, quello da cui ricaveremmo di più, ma già da tanti anni è meno generosa. Questa mancanza, comporta per le api una sostanziale assenza di nutrimento, e di conseguenza loro si trovano spiazzate, e noi dobbiamo nutrirle in emergenza, con acqua e zucchero. È evidente che si sono rotti degli equilibri delicatissimi, e che tutto questo danneggia le api e forse ancora di più gli altri impollinatori che, non dando il miele, non hanno noi apicoltori a proteggerli…».

Legato al sogno del ritorno all’apicoltura stanziale e alla tutela degli insetti impollinatori selvatici, che lei ha a cuore c’è, bellissimo, quello di rigenerare i campi, i prati, i giardini fioriti. Questo sogno ha un nome: Progetto Fioraia, un progetto di agricoltura circolare e rigenerativa per la salvaguardia della biodiversità e il miglioramento della vita degli insetti impollinatori. Questo modello in breve tempo è stato apprezzato e inserito nel “Tavolo tecnico per la biodiversità degli insetti pronubi”, costituito da poco dalla Regione Piemonte insieme ad altri enti.

In poche parole, il progetto consiste nel ricostruire habitat ricchi di fiori, nel recuperare campi non gestiti che correrebbero il rischio di rinselvatichirsi, lasciando spazio ai boschi e ai rovi. Nel recuperare campi per inserirvi specie fiorite. Conclude Ariele: «Abbiamo creato mix di essenze botaniche adatti alle aree oggetto di recupero. Ci sono fiordalisi, papaveri, leguminosE, trifogli, achillea, silene, salvia preatensis… una miscela di piante erbacee perenni, oltre a qualche annuale. Quando dei privati o delle istituzioni ci contattano, prendiamo in gestione il prato, lo mappiamo, interveniamo. Lo riportiamo a fiorire. Gli ridiamo vita. E bellezza».

Coltiviamolo insieme, questo sogno. A partire da Cheese.

di Silvia Ceriani, [email protected]

Cheese è organizzato da Slow Food e Città di Bra con il supporto di Regione Piemonte. L’edizione 2023 si svolge dal 15 al 18 settembre. Noi cheesiamo, siatecheese anche voi! #Cheese2023

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