Eugenio Boer: lo chef con le mani in pasta

Movimento. Questa potrebbe essere la parola d’ordine di Eugenio Boer, chef di appena 41 anni ma con una storia già infinita alle spalle.

Sorrido quando mi dice che se nascesse un’altra volta farebbe il cuoco. E poi comincia a raccontare.

EUGENIO BOER E DOVE TROVARLO A CHEESE 2019

Ospite di Pastificio di Martino e Slow Food, Eugenio Boer sarà protagonista del grande Appuntamento a Tavola di domenica 22 settembre al ristorante Il Garden dell’Albergo dell’Agenzia di Pollenzo. In tradizione è innovazione ci delizierà in una cena interamente giocata sulle forme del latte e della pasta, dall’amouse-bouche al dolce.

IL MENU

  • Spaghetti al pomodoro liquidi
  • Pasta fredda all’italiana
  • Trottole ai quattro formaggi
  • Scaloppine di Fassona crude, fontina valdostana e pasta di prosciutto crudo
  • Come un cannolo siciliano, omaggio al Maestro Corrado Assenza

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22 ANNI DI APPRENDISTATO

L’infanzia è olandese, ma con solide radici italiane. È piccolo, infatti quando la nonna raggiunge la famiglia dalla Liguria, portando con sé la mitica macchina Imperia per impastare. Bum. Un colpo di fulmine. «Parlavo poco ma stavo ore a guardare affascinato mia nonna in cucina. Era talmente felice di essere lì con noi che trasmetteva questo amore in ogni piatto che preparava. È da lei che ho imparato che cucinare è un gesto di affetto e riconoscenza verso le persone a cui vuoi bene» racconta.

Di lì (aveva solo 3 anni), la strada è segnata. La famiglia torna a Sestri Levante ed Eugenio a 12 chiede chiaramente al papà di andare a lavorare in un ristorante, cosa che viene concessa solo a patto di continuare gli studi, quindi ragioneria al mattino e mestolo in mano al pomeriggio. Nei suoi “22 anni di apprendistato”, come li definisce, «Ho accumulato tantissime esperienze diverse proprio per la mia smania di imparare, cercando sempre di rimettermi in discussione. Quando mi presento a una brigata in cucina come lo chef, devo infatti essere in grado di rispondere a tutte le domande e saper fare tutto, non necessariamente meglio di altri. È una questione di responsabilità».

UN GRANDE PASTAIO

Se gli chiedo quale sia il piatto a cui tiene di più, non ha dubbi: «Sono un grande pastaio, mi piace sia da italiano sia da straniero, per me è un piatto simbolo sia della mia vita che della mia cultura, che mi piace fare e assaggiare. Se mi chiedessi cosa mangerei all’una di notte, non avrei dubbi».

È chiaro, la sua cucina, proprio come lui, è sempre in evoluzione, ma ci sono alcuni punti fermi: «stagionalità, ingredienti locali, riutilizzo. Elementi che dovrebbero ormai essere scontati, ma che purtroppo non lo sono. A questo si sommano le esperienze che si fanno, le persone che si incontrano, le influenze che si ricevono. Solo così si dà vita a una cucina davvero unica».

di Alessia Pautasso, a.pautasso@slowfood.it

Ti aspettiamo con l’Appuntamento a Tavola Tradizione è innovazione, domenica 22 alle 20:30. PRENOTA IL TUO POSTO

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