Le donne del latte: equilibri, paure, amori

19 Settembre 2021

Questo Cheese dedica, forse più che negli anni passati, un’attenzione speciale alle donne del latte. Un universo di pastore, casare, allevatrici e imprenditrici che seguono ogni fase della filiera: dal pascolo degli animali alla produzione del fieno, dalla munta alla caseificazione, dalla vendita dei prodotti alla promozione dell’azienda e del territorio. Hanno deciso di intraprendere queste mestiere difficile con impegno e passione e conoscono l’importanza del loro ruolo di custodi del territorio e dei suoi saperi.

Una di esse, Angela Saba, è stata premiata lo scorso venerdì con uno dei riconoscimenti Resistenza Casearia, quello dedicato alla memoria di Agitu Ideo Gudeta, che nella sua esistenza è stata donna del latte, in tutte queste declinazioni.

Altre le abbiamo incontrate alla Casa della biodiversità, e abbiamo ascoltato le loro storie di vita, di passione, ma anche di paura e difficoltà. Perché la strada che hanno scelto riserva soddisfazioni incredibili, ma è anche impervia e accidentata. Dicono: «Se ci limitassimo al reddito, nessuna di noi farebbe questo mestiere. Quello che ci motiva, soprattutto è l’amore verso il nostro territorio, e per i nostri animaliı.

La storia di Jessica – La ricerca dell’equilibrio

Jessica Cravero lavora a Torriana, località di Barge situata ai piedi del Monte Bracco. Qui, con il marito Claudio Biei ha avviato, da cittadina che era, un’azienda agricola in cui allevano capre e producono la toma ‘d Mombrach, la toma del Monte Bracco, appunto.

Jessica racconta: «Ho 5 figli e 130 capre. Se devo definire il mio rapporto con i miei animali, mi viene da dire che di figli ne ho 135, perché così come accudisco i miei figli, allo stesso modo faccio con gli animali. Se mi chiedete come riesco a conciliare il lavoro e la famiglia, a rendere tutto sostenibile, l’unica risposta è che ci provo. I miei figli sono piccoli, eppure ognuno ha già il proprio ruolo. Beatrice e Caterina, che sono le più grandi, ad esempio mi aiutano a mungere, danno i nomi alle capre, le portano nei recinti… Leonardo è piccolo e assiste. I miei figli mi aiutano anche nel momento dei parti. Ci gestiamo tutti insieme».

Del suo rapporto col territorio racconta: «Io ero cittadina, ma abitando la montagna me ne sono innamorata, così come delle capre. Certo, è una vita faticosa, dobbiamo convivere con la paura dei lupi di cui subiamo spesso le predazioni. Sul monte Bracco ce ne sono 7, e temiamo per la sicurezza dei nostri figli e dei nostri animali ma, nonostante questo, viviamo l’alpeggio come fosse una vacanza».

La storia di Greta – L’amore per gli animali

Greta, classe 1995, lavora e cresce con la gemella nel comune di Boccioleto, mentre il padre e il fratello lavorano in fabbrica: «Niente storia di generazioni e generazioni di allevamento quindi. Io a 14 anni ho iniziato a seguire una signora di Boccioleto nella gestione delle sue 5 vacche e 20 capre. Sono rimasta con lei fino a poco più che maggiorenne, quando abbiamo deciso di aprire la nostra attività. Il posto che abbiamo scelto era quasi completamente in abbandono. Abbiamo iniziato a comprare vacche, capre, a ridare vita a quel luogo. L’80% del territorio in cui siamo è coperto dai boschi, e quindi dai rovi. Solo in minima parte troviamo i prati. Le nostre capre rendono un servizio, perché grazie a loro abbiamo iniziato a ripulire la zona, ma i primi anni non sono state accolte benissimo. Ora sono più accette».

Continua: «Ho iniziato come bocia, come apprendista, senza essere pagata, ma acquisendo conoscenze fondamentali. Mi sono innamorata prima delle capre, poi delle vacche, e piano piano io e Natascia siamo cresciute, come attività. Abbiamo trovato un alpeggio a Carcoforo – ora non se ne trovano quasi più, anche se in quelli affittati non ci sono vacche. Viviamo in ansia tutte le volte che sentiamo i cani abbaiare, ho paura dei lupi. Tutto quello che facciamo lo facciamo per amore dei nostri animali, chi non è del mestiere non può capire questo rapporto». Oggi Greta è produttrice del Presidio del macagn, il suo lavoro è una testimonianza bellissima di questo amore.

La storia di Lara – Se perdiamo l’agricoltura, la montagna muore

formazza

Sono le montagne più a nord del Piemonte quelle di Lara Pennati, che a Formazza alleva vacche e produce formaggi tra cui la mascherpa, una grande ricotta inserita nel catalogo dell’Arca del Gusto. Nel parlarci del suo lavoro, ci racconta anche i servizi che lei e tanti altri rendono al territorio: «Scegliere di lavorare con gli animali è una bellissima scelta di vita, scegliere di farlo in montagna significa impegnarsi a fondo e rivitalizzare un territorio. Dove l’agricoltura se ne va, la montagna muore. Non c’è più pulizia, mancano i servizi ecosistemici. Ma l’allevatore da solo non può farcela. Dobbiamo essere aiutati per preservare un ecosistema sano, per non lasciarlo inselvatichire».

Francesca – L’importanza dei piani di pascolamento

A tirare le somme delle loro parole, Francesca Pisseri, veterinaria, esperta in agroecologia e gestione sostenibile degli allevamenti: «La mia relazione con gli animali è basata sull’empatia. il modo in cui queste donne si raccontano e si narrano è efficacissimo. Spesso sento circolare l’idea per cui una rinaturalizzazione selvaggia sarebbe positiva. Dal mio punto di vista non è possibile, a meno di non voler attraversare una fase di caos completo. Molte situazioni sono in peggioramento, e gli allevatori e i pastori sono in genere poco ascoltati. Dovremmo affrontare la questione dal punto di vista dell’agroecologia, metterci intorno a un tavolo ognuno con le proprie competenze, fare un passo indietro ognuno rispetto a quel che si ritiene sia una soluzione preconfezionata, e trovare soluzioni in modo partecipativo. Molti territori sono spesso rovinati e compromessi, sia nelle aree abbandonate, come quelle montane, sia in quelle urbane, sottoposte a troppa pressione. Manca un punto di equilibrio. Dobbiamo applicare all’ambiente un approccio agroecologico».

Continua Francesca: «Riportare gli animali al pascolo significa farli stare bene. Alcune aziende hanno smesso di farlo o non lo hanno mai fatto. Il nostro compito è aiutarli facendo con loro un piano di pascolamento, consigliandoli sulle razze più adatte e aiutandoli anche per quanto riguarda l’aspetto dell’alimentazione animale, l’alimentazione foraggera: buoni fieni, buona erba. Siamo veterinari, agronomi, zootecnici e alimentaristi. L’alimentazione è un aspetto fondamentale.

«Il concetto di benessere di cui ci hanno parlato queste donne del latte è molto più visionario rispetto a quello prospettato dalle normative, che spesso sono in ritardo su questo fronte. Il mio concetto di benessere è il concetto di un animale in armonia con l’ambiente, e al quale si unisce il benessere dell’allevatore. Mi piace parlare di un benessere integrato».