Le gemelle del latte

16 Agosto 2021

Quando mi hanno parlato per la prima volta delle gemelle Facciotti, Greta e Natascia, pensavo erroneamente che la loro scelta di vita derivasse dalla volontà di continuare la tradizione di famiglia.

Fermo della mia convinzione raggiungo quota 1800 metri dove, nell’Alpe Ciletto di Carcoforo (ultima borgata della Val Sermenza in Alta Valsesia in provincia di Vercelli), dal 2018 Greta e Natascia Facciotti trascorrono la stagione estiva con le loro 20 vacche e 70 capre. Le osservo finire di mungere a mano le capre. Poi iniziamo a chiacchierare mentre le seguo nel loro lavoro.

Classe 1995, le gemelle Facciotti crescono nel comune di Boccioleto, il padre e il fratello lavorano in fabbrica: «Niente storia di generazioni e generazioni di allevamento quindi». Greta, la più estroversa tra le due, prosegue raccontandomi come si sono avvicinate a questo mondo: «Natascia ha iniziato da bocia quando aveva otto anni aiutando una lontana prozia che aveva una decina di capre. Io invece a 14 anni ho iniziato a seguire una signora di Boccioleto nella gestione delle sue 5 vacche e 20 capre. Sono rimasta con lei fino a poco più che maggiorenne quando abbiamo deciso di aprire la nostra attività».

La Val Sermenza rivive con le vacche e le capre

Un angolo della Valsesia, ph. Archivio Slow Food

A monte della loro scelta ci sono quindi sì passione e vocazione, ma soprattutto uno spiccato spirito di cittadinanza attiva e senso di responsabilità nei confronti della comunità montana. Dice Greta: «La Val Sermenza stava morendo, non c’era più niente. Dovevamo fare qualcosa. E così, con grandi sacrifici, abbiamo iniziato da zero dapprima ristrutturando alcuni edifici, ora adibiti a stalla per le capre, e poi costruendone uno per le vacche. Abbiamo accettato tutto il bello e il brutto di questa scelta, spesso sbagliando, ma con la consapevolezza che ogni difficoltà può essere superata con impegno e la giusta predisposizione mentale».

Greta sposta la caldaia contenente la cagliata, sul fuoco alimentato a legna, e io rifletto sulla tenacia, schiettezza e genuinità con cui le due sorelle portano avanti il loro lavoro; alla continua ricerca del giusto equilibrio tra tradizione e innovazione, nel rispetto della montagna che le ospita, e delle esigenze dei loro animali. Continua Greta: «Potremmo portare su il gas che renderebbe il processo più veloce e non dovremmo preoccuparci della pioggia che rende la legna umida, o dell’odore di fumo quando è molto ventoso. Non ricorrendo al gas, siamo obbligate a fare legna. In questo modo contribuiamo a tenere pulito il bosco, evitando il propagarsi di incendi devastanti».

Dalla caldaia a legna alla comunicazione digitale

Mentre Natascia ripone sul legno quello che, da lì a 60 giorni, diventerà una forma di macagn, Presidio Slow Food, mi spiega un’altra presa di posizione importante: «Fare formaggio a latte crudo significa lavorare una materia viva che dipende da molte condizioni che non è possibile controllare; è un continuo imparare. Ieri abbiamo portato le vacche al Pian della Rosa, circa 300 metri più in alto rispetto a dove ci troviamo ora. Spostarsi è un fattore di stress per loro, quindi sappiamo che nei prossimi giorni la quantità del latte diminuirà e probabilmente il formaggio che ne risulterà non sarà perfetto, perché dobbiamo dare alle bestie il tempo di adattarsi al nuovo pascolo. È giusto che sia così».

Tra i progetti in cantiere c’è la costruzione di una cantina dotata di un controllo automatizzato di umidità e temperatura. In assenza di ciò il risultato del loro duro lavoro rischia di essere nullificato da un’eccessiva variabilità delle condizioni ambientali durante il periodo di stagionatura. E poi ancora, la non più posticipabile digitalizzazione delle vallate montane. Afferma Greta: «Internet ormai è indispensabile anche nel nostro lavoro. Non possiamo creare un sito e poi non riuscire a mantenere una comunicazione efficiente con i clienti. Questo è un disservizio che non accettiamo».

Affrontare i lupi

macagn
Una forma di macagn, ph. Valeria Necchio

Prima di salutarci mi affidano una loro preoccupazione, che è quasi un appello: fornire una valida soluzione alla presenza dei lupi, reintrodotti sul territorio. Conclude Greta: «Il lupo ha cambiato completamente il modo di fare. Le bestie ora devono essere controllate costantemente, questo allunga di molto il nostro tempo di lavoro e rende ogni spostamento più complicato». C’è necessità di un coinvolgimento attivo delle istituzioni su questo fronte, che non possono limitarsi a elargire risarcimenti per i danni subiti, o a remunerare ogni ora aggiuntiva di lavoro. Allo stesso tempo bisogna contrastare la dialettica negativa che vede i pastori come degli sterminatori di lupi. Perché in fondo quello che chiedono non è altro che il diritto di poter svolgere il loro lavoro con maggiore tranquillità.

Se programmate una gita in montagna potrete trovare queste due giovani pastore e casare il venerdì e il sabato presso il punto vendita dell’Azienda Agricola Sorelle Facciotti a Boccioleto (Vc), oppure la domenica al mercato di Carcoforo. Le gemelle Facciotti e gli altri produttori del presidio Slow Food del macagn saranno inoltre presenti alla tredicesima edizione di Cheese, organizzata dal 17 al 20 settembre da Slow Food Italia e dalla Città di Bra (CN).

di Carlo Petrini, pubblicato su Repubblica Torino del 13/08/21

I nostri consigli

Ecco una serie di indirizzi su dove mangiare in Valsesia: Trattoria il Giacomaccio a Boccioleto (Vc), Ristorante Il Laghetto a Rimasco, Ristorante Alpenrose a Carcoforo (con possibilità di pernottare), bar e cucina semplice La Frangalla a Carcoforo, rifugio Boffalora (aperto agosto tutto il mese, a giugno, luglio e settembre nei weekend).