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Naturale è davvero possibile

Slow Food apre nuove prospettive per il futuro del cibo verso Cheese 2021. Cheese si conferma una manifestazione corale che si costruisce grazie al contributo della rete e che ormai è diventata bene comune degli stessi protagonisti. Naturale è dunque possibile, come hanno hanno detto in questi giorni i casari e gli affinatori che hanno dibattuto le proprie visioni durante gli incontri e hanno risposto alle domande dei moltissimi visitatori, raccontando cosa vuol dire, assaggio dopo assaggio, allevare gli animali al pascolo, produrre formaggi a latte crudo, non ricorrere a fermenti selezionati.

Apriamo i Libri viventi, ascoltiamone le storie

Ogni giorno la rete di Slow Migrants supporta cuochi, agricoltori, produttori di formaggio, apicoltori e tanti altri che coltivano la propria diversità nei paesi d’arrivo, avviando insieme lenti processi di adattamento e interessanti contaminazioni culturali e gastronomiche. Un mondo sommerso al quale Slow Food sta cercando di dare luce, un microcosmo capace di modificare progressivamente gli stili di vita e l’economia delle comunità migranti e ospitanti, gettando le basi per la costruzione di una società multietnica. A Cheese numerosi sono gli appuntamenti dedicati ai migranti.

Un nuovo modo di guardare ai territori: sostenibilità e comunità

Cheese è naturale, è formaggi, è latte crudo. Un formaggio però significa anche territorio, tradizione, sapienza e comunità. Ecco allora che diventa spontaneo chiedersi come valorizzare e promuovere prodotti in via di estinzione o aree marginali? Tra le risposte il turismo o la ricollocazione di alcuni progetti, come i Presìdi Slow Food, all’interno di una rete di luoghi abitati, vivi.

Transumanare, ossia attraversare un suolo

Trans, prefisso latino per al di là, attraverso, e humus, suolo, terreno. Nasce da qui la parola transumanza, migrazione stagionale delle greggi, dei pastori e delle mandrie che a fine primavera si spostano verso le zone montane per poi rientrare in pianura a inizio autunno. Pratica millenaria legata al mondo del formaggio, della pastorizia, della gestione delle greggi, oggi è un settore in crisi. Eppure per migliaia di anni è stato il sistema più economico per la gestione dell’alimentazione degli animali e delle montagne.  

Il latte nelle vene

Ci siamo confrontati con le esperienze di alcuni giovani che il latte ce l’hanno nelle vene, perché quella della caseificazione è una storia di famiglia, una tradizione portata avanti dai genitori, a volte dai nonni. Nascere in una famiglia di casari può rappresentare per chi vuole continuare su questa strada un vantaggio. Si respira fin da bambini l’odore del latte e del siero, c’è un trasferimento di know how che è automatico, naturale.

Sardegna: il futuro passa dalle tradizioni locali

3milioni e 200.000 pecore, 12.800 pastori, 33 cooperative. Questi i numeri del principale comparto economico della Sardegna, che sta vivendo un periodo difficilissimo. Tutti ricordiamo la protesta di qualche mese fa in cui fiumi di latte sono stati riversati nelle strade. Il punto è proprio questo: la maggior parte del latte viene conferito alle cooperative o alle aziende private che da anni pastorizzano e trasformano in pecorino romano, votato in maggior parte all’esportazione. E pagato pochissimo.

Hai mai sentito parlare di formaggio nel sacco?

Hai mai sentito parlare di formaggio nel sacco? La risposta più comune è probabilmente no. Eppure questa tradizione casearia – formaggi stagionati nella pelle di pecora o capra – rappresenta forse la categoria di formaggi più antica al mondo e, ancora oggi, nonostante le minacce continue, sono prodotti in una vasta area geografica che va dai Balcani all’Anatolia centrale fino al Caucaso e all’Asia centrale.

Latti, fermenti, razze: quello che le denominazioni dovrebbero dire secondo Slow Food

Presentata a Cheese la ricerca di Slow Food che analizza 236 Dop e Igp europee del settore caseario. Il regolamento che nel 1992 ha istituito le denominazioni di origine è stato approvato dall’Unione Europea con l’obiettivo di registrare e proteggere i prodotti agroalimentari più significativi e identitari. Denominazioni che dovrebbero costituire una garanzia di qualità per i consumatori e una tutela di protezione e concorrenza leale per i produttori. Ma è davvero così? Slow Food presenta a Cheese la ricerca Le denominazioni europee tra valori identitari e mercato in cui si analizzano i disciplinari delle 236 Dop e Igp europee del settore caseario, e i risultati emersi non sono così positivi. Disciplinari disomogenei sugli elementi essenziali come la tipologia di latte, le razze animali: «Abbiamo letto tutti i disciplinari con una lente “slow” valutando tutti quegli aspetti che stanno a monte della mera valutazione qualitativa organolettica. Senza buone basi di…

La rinascita è possibile

La rinascita è possibile. Slow Food e Parmigiano Reggiano avviano un percorso di crescita nelle aree dell'Italia centrale colpite dal sisma. Ai tempi del terremoto del 2012, i produttori di Parmigiano Reggiano colpiti dal sisma furono aiutati a risollevarsi grazie alla solidarietà degli italiani. Oggi, il Consorzio del Parmigiano Reggiano ricambia quel gesto, avviando la costituizione di nuovi Presìdi Slow Food nelle aree dell'Italia centrale colpite dal terremoto del 2016.

Le signore con le corna: danziamo con loro, ognuno al proprio passo

Che succederebbe se smettessimo di usare antibiotici? Se non vaccinassimo affatto le nostre vacche? E se lasciassimo loro le corna? E cosa succederebbe se producessimo formaggio a partire da latte crudo? Al cinema Vittoria, una storia di coraggio e ostinazione raccontata dal regista Onno Gerritse in favore di un allevamento rispettoso degli animali e del pianeta.