Il prato stabile: perfetto equilibrio

01 Luglio 2023

Esiste un’attività in perfetto equilibrio fra tutela dell’ambiente e produzione di reddito? O qualunque intervento umano è sempre sbilanciato: dalla parte della natura o del profitto? Sì, il perfetto equilibrio esiste: si chiama prato stabile.

Lo si trova sulle Alpi, sugli Appennini, in collina, ma anche in pianura, nel regno dell’agricoltura intensiva, la pianura Padana, dove ne sopravvivono porzioni importanti. Sopravvivono, ma ogni anno diminuiscono: in montagna per via dell’abbandono, in pianura per la ragione opposta, l’avanzare di monocolture e cemento. Il prato stabile è allo stesso tempo fragile e poco pretenzioso: non deve essere arato, dissodato, coltivato.

La biodiversità del prato stabile

Può essere irrigato e fertilizzato, ma solo con il concime degli animali. In montagna spesso è un pascolo, mentre in pianura si sfalcia per fare fieno. Ha un’età variabile – da qualche anno a più di un secolo – ed è ricco di biodiversità: in montagna si arriva a più di 100 essenze, in pianura almeno 15, 20. Il pasto ideale per gli impollinatori e per i ruminanti, che l’allevamento intensivo ha trasformato in consumatori di mais e soia, ma che – per loro natura – dovrebbero mangiare erba per trasformarla in un latte molto diverso da quello che troviamo quasi sempre sul mercato.

Se gli animali mangiano erba e fieno di prato stabile, infatti, latte e formaggi sono ricchi di molecole antiossidanti (come beta-carotene e vitamina E) e di omega-3, acidi grassi importantissimi nel metabolismo del colesterolo, e hanno un spettro di sapori e profumi più ampio e complesso. Insomma, sono più buoni e più sani.

La conferenza: Prati e pascoli, perché scompaiono e perché salvarli – 15 settembre, ore 15:00

Da 60 anni a questa parte, in Italia e nel mondo, i prati stabili e i pascoli si stanno riducendo a ritmi preoccupanti. Una rarefazione che riguarda sia i prati di quota sia quelli di collina e di pianura: da un lato le montagne si sono spopolate, dall’altro monocolture e cemento hanno invaso le pianure.

I benefici per l’ambiente

I benefici del prato stabile non si fermano qui. I prati stabili riescono addirittura nella sfida più ardua: trasformare l’allevamento da uno dei settori con un impatto maggiore sull’ambiente a un’attività che contrasta la crisi climatica. Il principale strumento per trattenere CO2, infatti, è il suolo, capace di assorbire 1/4 delle emissioni prodotte dall’uomo. Una capacità che cresce con la fertilità e la ricchezza di vegetazione. Per questo il suolo ricoperto da prato stabile è in cima alla lista delle soluzioni, addirittura più del bosco, perché non corre il rischio di liberare in pochi minuti tutto il carbonio custodito a causa di un incendio.

E anche per questo Slow Food ha messo al centro della sua strategia – e della prossima edizione di Cheese – i prati stabili, i pascoli e i meravigliosi caci che li raccontano.

Il progetto dei prati stabili è sostenuto da Eataly e Consorzio del Parmigiano Reggiano ed è realizzato in collaborazione con: il Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari (DISAFA) e il Dipartimento di Scienze Veterinarie (DSV) dell’Università di Torino, l’Università di Palermo, l’Università di Camerino, l’Institut Agricole Régional della Valle d’Aosta, la Fondazione Mach. I partner tecnici sono Agricoltura Simbiotica e Laboratorio Chimico della Camera di Commercio di Torino.

di Serena Milano, direttrice di Slow Food Italia

Cheese è organizzato da Slow Food e Città di Bra. L’edizione 2023 si svolge dal 15 al 18 settembre. Noi cheesiamo, siatecheese anche voi! #Cheese2023

Le foto dell’articolo ritraggono prati stabili nel Natisone, e sono di © Fulvio E. Bullo. Il ritratto di Serena Milano è di Alessandro Vargiu

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