Non stop Cheese!

Cheese on the Screen

Chi conosce Cheese sa che la manifestazione non si ferma mai e propone eventi e appuntamenti per tutti i gusti e tutte le nazionalità. Oggi vi parliamo della rassegna Cheese on the Screen, organizzata in collaborazione con i due cinema di Bra, Impero e Vittoria. Un ricco programma con documentari su pastori, casari e formaggi ma anche, guardando oltre ai verdi pascoli, interessanti riflessioni sul mondo della produzione industriale, sull’impatto umano sulle risorse del nostro pianeta, su un sistema di allevamento che è spesso iniquo.

Un lien qui nous élève, tratto dal libro di Jocelyn Porcher, racconta la storia di Laure, Nicolas, Annabelle e altri allevatori, che stanno scegliendo un modo diverso di allevare, che garantisca un’esistenza più dignitosa ai loro animali, dall’inizio alla fine della loro vita. I loro sforzi sono ricompensati dal legame denso di significato che intessono con i loro animali, un legame che ci alleva tutti, e che va controcorrente rispetto alla legge degli allevamenti intensivi.

Il documentario di Anna Kauber In questo mondo ci accompagna nella vita delle donne pastore – tra i 20 e i 102 anni di età – incontrate lungo un viaggio in Italia di due anni e 17 mila chilometri. La figura del pastore, nell’immaginario e nella simbologia più diffusa, è sempre stata associata al genere maschile. Ma sono sempre di più le donne che scelgono l’allevamento ovi-caprino, vivendo spesso sole, o anche con la loro famiglia, sempre pienamente coinvolte nelle attività sociali ed economiche della loro comunità. Il documentario è la rappresentazione di questo insolito mondo, dove il distintivo approccio femminile accentua l’elemento di cura per gli animali, ma anche la tutela dei maestosi paesaggi italiani d’alta quota.

The Anthropocene è il completamento, dopo Manufactured Landscapes (2006) e Watermark (2013), di una trilogia di documentari sull’impatto delle attività umane sul nostro pianeta. Un viaggio in sei continenti, narrato dalla voce di Alicia Vikander, per raccontare i diversi modi nei quali l’uomo sta sfruttando le risorse naturali e modificando il pianeta più di quanto non facciano i fenomeni naturali.

Il film documentario Rice To Love di Stefano Rogliatti racconta attraverso le testimonianze dei protagonisti le sofferenze dei contadini e le violenze perpetrate dall’esercito birmano. In questo sistema di violenze e terrore il riso è ovunque: risorsa alimentare, merce di scambio, causa scatenante di disuguaglianze e soprusi, oggetto di interessi commerciali. Grazie alla Onlus italiana Moses il documentario ci porta a est della Birmania nel villaggio profughi del popolo Karen, che da anni sta combattendo la sua guerra per l’indipendenza. Si passa da Yangoon per arrivare poi a Sittwe, nell’estremo ovest del paese, al confine con il Bangladesh, zona di grandi coltivazioni di riso. Il governo birmano ricava dalla coltivazione del riso milioni di dollari che non vengono reinvestiti sui propri territori ma usati per foraggiare le casse dell’esercito.

Il latte è diventato un business gigantesco e non è più possibile sostenere i metodi di produzione tradizionali. Il pascolo non viene più praticato, la mungitura delle vacche è eseguita da robot, l’allevamento ha raggiunto ritmi intensivi prima impensabili. The Milk System di Andreas Pichler indaga la trasformazione che ha subìto questa industria, le nuove tecniche di produzione, la globalizzazione del mercato e il complesso sistema dietro alla produzione dei latticini. Muovendosi dalla Germania all’Italia, dalla Cina al Senegal, il film propone la testimonianza di coloro che lavorano nel settore e mette a nudo tutti i difetti di un sistema produttivo che non ammette alternative.

E chiudiamo con Soyalism di Stefano Liberti ed Enrico Parenti che racconta come in un mondo sempre più sovrappopolato e vittima dei cambiamenti climatici, il controllo della produzione dei beni alimentari sia diventato un enorme business per una manciata di poche gigantesche aziende. Seguendo la filiera di produzione industriale della carne suina, dalla Cina al Brasile passando per Stati Uniti e Mozambico, il documentario descrive l’enorme movimento di concentrazione di potere nelle mani di queste multinazionali del cibo, che stanno mettendo fuori mercato centinaia di migliaia di piccoli produttori e trasformando in modo permanente interi paesaggi. A partire dai mega-allevamenti intensivi in Cina fino alla foresta amazzonica minacciata dalle coltivazioni di soia sviluppate per nutrire animali confinati in capannoni dall’altra parte del mondo, questo processo sta pregiudicando gli equilibri sociali e ambientali del pianeta.

Il programma completo è disponibile qui

The sound of Cheese

Tanta bella musica ad accompagnare questa edizione di Cheese. La sera del 20 settembre, Banda Osiris e Telmo Pievani portano sul palco del Teatro Politeama di Bra AcquaDueO, uno spettacolo politico che si presenta come un convegno sull’acqua, leggero ma serio, dove il pubblico è invitato a riflettere e a farsi anch’esso scienziato per l’occasione. Dati scientifici, effetti visivi e musica da Lucio Dalla ai Beatles, passando per Roger Waters e Vivaldi, caratterizzano questa performance nata per accentuare l’attenzione su alcuni temi fondamentali come il cambiamento climatico, le migrazioni, l’inquinamento, l’effetto serra. La serata fa parte del programma di Aboca per sottolineare il legame fra la salute umana e la natura. L’evento è su prenotazione e i ricavi della vendita dei biglietti saranno devoluti al progetto 10.000 orti in Africa.

In alternativa sempre il 20 settembre nell’ambito della presentazione del progetto T(O)urs di Terres Monviso, Sergio Berardo presenta La Quimera in piazza Spreitenbach. Uno spettacolo che ripercorre la cultura dei trovatori delle valli occitane d’Italia dal 1500 sino a oggi, con canti e balli in lingua d’Oc. Il repertorio è composto da un insieme di musiche tradizionali della cultura occitana e una reinterpretazione di alcuni brani classici dei Lou Dalfin.

La Grande Orchestra Occitana è formata dagli allievi e gli insegnanti dei corsi di musica occitana coordinati dall’Associazione Lou Dalfin. Si tratta di una delle più grandi orchestre popolari di tutta l’area occitana composta da organetti e ghironde cui si aggiungono basso, batteria, flauto traverso, clarinetti, fisarmoniche cromatiche, arpa, galoubet, fifre, cornamuse e violini in un insieme unico. Si esibisce a Cheese il 21 settembre alle 21 sempre in piazza Spreitenbach. Per l’occasione alcuni musicisti della Grande Orchestra sfileranno per le strade di Bra, dando vita alla cosiddetta Passacharriera occitana, suonando brani della tradizione d’Oc.

Il 22 settembre a partire dalle 18,30, stessa location, sempre a cura di Terres Monviso, la musica cambia con il progetto Var.tan, una registrazione sonora delle fasi di produzione del toumin dal mel dell’azienda agricola Garino concretizzatasi in un vinile 45 giri. Il progetto nasce come tesi di laurea in Design & Comunicazione Visiva presentata al Politecnico di Torino, la commistione tra design e suono ha infatti prodotto un oggetto originale che introduce all’immaginario della Valle Varaita. Nella serata il pubblico è chiamato a interagire con il vinile con una sessione di scratching condiviso. A seguire un viaggio dall’hip hop all’elettronica con il dj set dei Groove Sandwich e la live performance di Carmine Minichiello, produttore musicale campano.

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