Transumanare, ossia attraversare un suolo

Trans, prefisso latino per al di là, attraverso, e humus, suolo, terreno.

Nasce da qui la parola transumanza, migrazione stagionale delle greggi, dei pastori e delle mandrie che a fine primavera si spostano verso le zone montane per poi rientrare in pianura a inizio autunno.

© Associazione turistica Val Senales

Pratica millenaria legata al mondo del formaggio, della pastorizia, della gestione delle greggi, oggi è un settore in crisi. Eppure per migliaia di anni è stato il sistema più economico per la gestione dell’alimentazione degli animali e delle montagne.  

LA MONTAGNA NON È SOLO TURISMO

Cheese ne abbiamo parlato presso lo spazio Assopiemonte Dop & Igp – Regione Piemonte insieme a pastori, istituzioni e alla rete di Slow Food che sul tema ha avviato e sta avviando diversi progetti. Parlare di transumanza, infatti, significa parlare di problematiche complesse: la presenza dei lupi, ad esempio, la conservazione dei tratturi o delle antiche vie di transito, l’accesso agli alpeggi e anche il cambiamento climatico. Ma significa anche avviare progetti e condivisioni per trovare soluzioni.  

Paolo Solavaggione è produttore razza piemontese. Da Savigliano, dove trascorre l’inverno, ogni anno sale con la sua mandria di vacche fino sopra l’area di Prato Nevoso a oltre 2.000-2.500 metri di altezza. Una difficoltà notevole per il dislivello, essere allevatore e scegliere di praticare la transumanza non è scelta da fare a cuor leggero. «Siamo quasi a fino anno e la stagione è stata buona, anche se la nevicata della scorsa settimana ci ha messo in difficoltà. Lupi, tempo incerto, aumento delle aree incolte di bosco e difficoltà di accedere alle aste degli alpeggi sono solo alcuni dei problemi che dobbiamo affrontare, oltre all’investimento che è necessario fare per acquistare gli animali e all’impegno e fatica che richiedono, 365 giorni l’anno», racconta Paolo. «La montagna non è quella che vivono i turisti, un giorno a settimana d’estate. Se non la rispetti, ti fa pagare il giusto prezzo» 

TERRE TRANSUMANTI

La transumanza, tuttavia, non è solo pratica del Nord Italia. E Slow Food Emilia Romagna, insieme alla Regione, ha analizzato e raccolto testimonianze e antichi tratturi lungo le dorsali della regione. «Tradizionalmente non si associa l’Emilia alla transumanza», racconta Laura Giorgi, Slow Food Emilia Romagna«Invece non solo abbiamo scoperto che esiste una lunga tradizione ma che esiste ancora una memoria viva. Oggi è cambiato il paesaggio agricolo, laddove passavano i tratturi ci sono ponti, autostrade o ferrovie e i pastori si sono trasformati perlopiù in allevatori di pianura.  

In Alto Adige, in val Senales, invece, continua a esistere il più antico cammino della transumanza. 5.000 pecore di circa 40 allevatori percorrono oltre 40 chilometri tra l’Italia e l’Austria. A parlarne è Manfred Waldner, direttore Associazione Turistica Val Senales. «Nemmeno le guerre hanno mai fermato questa transumanza storica. Le greggi partono ancora con la neve per un viaggio impervio e complicato che si sposta in Austria per poi rientrare in Italia. Si tratta per noi di una tradizione intrinseca ma per poterla valorizzare e preservare abbiamo creato un progetto complesso in cui vogliamo coinvolgere i malgari ma anche gli albergatori e i ristoratori (che propongono nei loro menu la carne di pecora) e in cui vogliamo anche richiamare l’attenzione sul problema dello smaltimento della lana. Non esiste un mercato per la lana: tosare una pecora costa dai tre ai cinque euro e gli allevatori devono pagare 30 centesimi al chilo per smaltirla. Il risultato è che resta per anni nei fienili, come rifiuto. Abbiamo così pensato di creare un prodotto innovativo – una pantofola in feltro – realizzata con la lana che paghiamo agli allevatori 3,20 euro al chilo. Abbiamo così messo insieme tutta la filiera: la transumanza, il gregge, la carne e la lana. E nei prossimi mesi ci piacerebbe lavorare con Slow Food per valorizzare forme di turismo sostenibile». 

© Associazione turistica Val Senales

In chiusura Simona Caselli, assessora all’agricoltura dell’Emilia Romagna, rilancia il concetto che «saremo in grado di tutelare la pastorizia e la transumanza solo se riusciremo a mantenere la redditività di queste pratiche. Nella nostra regione, ad esempio, stiamo portando a compimento il progetto della copertura della banda larga e sappiamo di voler dare una mano rispetto alla multifunzionalità agricola. Diventa sempre più necessario guardare al problema in maniera olistica. Se parliamo di economia circolare, deve essere nostro compito far sì che non ci siano scarti e considerre la filiera nel suo complesso». 

Di Eleonora Giannini, e.giannini@slowfood.it  

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